I Test Genetici con la Tecnologia più Avanzata al Mondo

I test genetici offerti da myGenetiX sono finalizzati esclusivamente a fornire informazioni di carattere personale e orientativo. I risultati non hanno valore clinico o diagnostico e non possono essere utilizzati per definire diagnosi, prescrivere terapie o sostituire il parere di un medico o di altri professionisti della salute qualificati.

Tutte le analisi sono effettuate in strutture di riferimento a livello internazionale, utilizzando le tecnologie più avanzate attualmente disponibili nel campo della genetica. I dati forniti hanno lo scopo di arricchire la consapevolezza individuale e possono rappresentare uno strumento utile per riflettere sul proprio stile di vita in un’ottica di prevenzione primaria, benessere, longevità e miglioramento personale.

Per ogni decisione relativa alla salute o all’alimentazione, è raccomandato rivolgersi sempre a un professionista sanitario.

Statine (Dosaggio e rischio di miopatia)

Il tacrolimus è un farmaco immunosoppressore di fondamentale importanza in ambito clinico, in particolare nella prevenzione del rigetto in pazienti sottoposti a trapianto d’organo. Agisce inibendo l’attivazione dei linfociti T, cellule chiave nella risposta immunitaria, riducendo così la probabilità che l’organismo riconosca l’organo trapiantato come estraneo e lo attacchi. Oltre al suo utilizzo principale nei trapianti renali, epatici e cardiaci, il tacrolimus viene impiegato anche nel trattamento di malattie autoimmuni gravi e, in forma topica, per alcune dermatiti atopiche resistenti ad altri trattamenti. Dal punto di vista farmacodinamico, tacrolimus esercita la sua azione legandosi alla proteina immunofilina FKBP12. Questo complesso inibisce l’attività della calcineurina, un enzima necessario per la trascrizione delle citochine proinfiammatorie, in particolare l’interleuchina-2 (IL-2), che ha un ruolo centrale nell’attivazione e proliferazione dei linfociti T. Il risultato è una marcata soppressione dell’attività immunitaria, cruciale per prevenire il rigetto acuto e cronico del trapianto. Il dosaggio del tacrolimus è estremamente variabile e personalizzato, in quanto il farmaco presenta una finestra terapeutica molto ristretta. Un dosaggio troppo basso espone al rischio di rigetto, mentre dosi eccessive possono indurre gravi effetti tossici. Per questo motivo, è indispensabile monitorare regolarmente la concentrazione del farmaco nel sangue (trough level), soprattutto nei primi mesi dopo il trapianto o in caso di modifiche terapeutiche. In genere, il trattamento inizia con una dose orale compresa tra 0,1 e 0,2 mg/kg/die, suddivisa in due somministrazioni, ma può variare in base al tipo di trapianto, allo stato clinico del paziente, al tempo trascorso dal trapianto e alla co-somministrazione con altri immunosoppressori (come corticosteroidi, micofenolato mofetile o inibitori mTOR). Nei pazienti pediatrici o in condizioni cliniche particolari, i dosaggi possono richiedere ulteriori aggiustamenti. Il tacrolimus può essere somministrato anche per via endovenosa in fase iniziale o in pazienti incapaci di assumere la formulazione orale. Il metabolismo del tacrolimus avviene principalmente attraverso il sistema enzimatico CYP3A4, localizzato sia nel fegato che nell’intestino. Di conseguenza, la sua biodisponibilità è fortemente influenzata da variabili genetiche, interazioni farmacologiche e condizioni epatiche. Farmaci che inibiscono CYP3A4 (come ketoconazolo, eritromicina, diltiazem, succo di pompelmo) possono aumentare significativamente i livelli plasmatici di tacrolimus, con conseguente rischio di nefrotossicità, neurotossicità, ipertensione o disturbi metabolici. Al contrario, induttori enzimatici (come rifampicina, carbamazepina, fenitoina) possono ridurre l’efficacia del farmaco rendendo il paziente più vulnerabile al rigetto. Oltre al CYP3A4, un altro gene cruciale per il metabolismo del tacrolimus è CYP3A5. Questo enzima presenta varianti genetiche che ne determinano l’espressione: i pazienti portatori dell’allele CYP3A5 *1/*1 (espressori) metabolizzano il tacrolimus più rapidamente e richiedono generalmente dosi più elevate per raggiungere livelli terapeutici efficaci. Al contrario, i portatori dell’allele CYP3A5 *3/*3 (non espressori) hanno un’attività enzimatica ridotta e pertanto necessitano di dosi inferiori. La genotipizzazione di CYP3A5 è quindi altamente raccomandata prima dell’inizio della terapia per ottimizzare fin da subito il dosaggio e migliorare l’efficacia e la sicurezza del trattamento. Gli effetti collaterali del tacrolimus sono numerosi e potenzialmente gravi. I più comuni includono nefrotossicità (con aumento della creatinina e rischio di danno renale cronico), neurotossicità (tremori, cefalea, insonnia, parestesie), ipertensione, iperglicemia fino a sviluppare diabete post-trapianto, dislipidemia e disturbi gastrointestinali. Altri eventi avversi possibili sono alopecia, infezioni opportunistiche (a causa della soppressione immunitaria), ipomagnesiemia, iperpotassiemia e alterazioni ematologiche. La tollerabilità e l’insorgenza di effetti collaterali dipendono anche dalla durata del trattamento e dalla suscettibilità individuale. Per ridurre la variabilità interindividuale e ottimizzare la terapia, è fondamentale combinare il monitoraggio terapeutico plasmatico con test genetici per CYP3A5. Tale approccio consente una personalizzazione efficace della dose iniziale, riducendo i tempi necessari per raggiungere il range terapeutico ottimale e abbassando il rischio di eventi avversi o rigetto. Il tacrolimus è disponibile in formulazioni a rilascio immediato (Prograf®) e prolungato (Advagraf®), la cui intercambiabilità richiede estrema cautela e un attento monitoraggio.

Nomi commerciali

Advagraf ® Modigraf ® Prograf ® Tacni ® Tartrime ®

Geni analizzati

CYP3A5

Bibliografia

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