Omeprazolo (dosaggio)
L’omeprazolo è un inibitore di pompa protonica (IPP) largamente prescritto per il trattamento delle patologie acido-correlate come il reflusso gastroesofageo, l’ulcera peptica e la sindrome di Zollinger-Ellison. Il farmaco agisce inibendo in modo irreversibile l’enzima H⁺/K⁺ ATPasi presente nelle cellule parietali dello stomaco, riducendo così in maniera significativa la secrezione acida gastrica. L’efficacia del trattamento e la durata dell’azione dell’omeprazolo dipendono strettamente dalla sua concentrazione sistemica, che è modulata in gran parte dalla velocità del metabolismo epatico. Il metabolismo dell’omeprazolo avviene principalmente attraverso l’enzima CYP2C19, appartenente alla famiglia del citocromo P450. Questo enzima mostra una significativa variabilità interindividuale dovuta a polimorfismi genetici, che classificano i pazienti in metabolizzatori ultrarapidi (UM), estesi (EM), intermedi (IM) o poveri (PM). Nei soggetti ultrarapidi (portatori di alleli duplicati con funzione aumentata come CYP2C19 *17/*17), l’omeprazolo viene metabolizzato molto rapidamente, con una marcata riduzione delle concentrazioni plasmatiche e, di conseguenza, una minore soppressione della secrezione acida. Questo può tradursi in un fallimento terapeutico o in una risposta subottimale, soprattutto nei casi di esofagite erosiva o infezione da Helicobacter pylori. Al contrario, nei pazienti poor metabolizers (ad esempio con genotipo CYP2C19 *2/*2 o *3/*3), l’omeprazolo viene metabolizzato più lentamente, con conseguente aumento dell’esposizione sistemica e prolungamento dell’effetto antisecretivo. Questi pazienti spesso rispondono meglio al trattamento, ma possono essere più esposti a effetti collaterali, come ipocloridria prolungata e rischio aumentato di infezioni gastrointestinali (es. Clostridium difficile) o malassorbimento di nutrienti (vitamina B12, magnesio). Il dosaggio ottimale dell’omeprazolo dovrebbe quindi essere modulato in base al profilo genetico del paziente. Nei metabolizzatori ultrarapidi può essere necessario aumentare la dose o scegliere un IPP alternativo meno influenzato dal metabolismo epatico, mentre nei poor metabolizers è preferibile usare dosi standard o addirittura ridotte, valutando attentamente la durata del trattamento. Inoltre, è utile considerare anche le potenziali interazioni con altri farmaci metabolizzati dal CYP2C19, come il clopidogrel, la cui attivazione può essere inibita da un’esposizione eccessiva all’omeprazolo nei soggetti con attività enzimatica ridotta. L’integrazione della farmacogenetica nella pratica clinica permette di personalizzare il dosaggio dell’omeprazolo, migliorando l’efficacia del trattamento e riducendo al minimo i rischi di effetti avversi.
