Cecità notturna stazionaria congenita 1C
Carenza di Proteina D-Bifunzionale Il deficit di proteina D-bifunzionale (D-BP) è una rara malattia genetica che interessa la degradazione perossisomiale degli acidi grassi attraverso la beta-ossidazione. È causata da mutazioni nel gene HSD17B4 e viene trasmessa secondo una modalità autosomica recessiva. La sua incidenza è stimata in circa un caso ogni 100.000 persone. In presenza della malattia, il metabolismo perossisomiale degli acidi grassi è compromesso, con conseguente accumulo nel plasma di sostanze come acidi grassi a catena molto lunga (VLCFA), acido diidrossi e triidrossiesterico (DHCA e THCA), nonché acidi pristanico e fitanico. Questi accumuli tossici sono responsabili della progressiva compromissione multiorgano osservata nei pazienti affetti. Le manifestazioni cliniche della malattia sono sovrapponibili a quelle osservate nella sindrome di Zellweger. Fin dalla nascita, i neonati possono presentare ipotonia marcata, retinopatia, sordità neurosensoriale, crisi epilettiche precoci, grave ritardo nello sviluppo psicomotorio, anomalie dei tratti facciali ed epatomegalia. In generale, il decorso clinico è rapidamente progressivo, e la maggior parte dei bambini colpiti non supera il secondo anno di vita. Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati descritti anche casi a insorgenza più tardiva, con una sintomatologia meno severa che consente la sopravvivenza fino all’età adulta. In queste forme attenuate, i segni clinici più frequenti comprendono una perdita dell’udito progressiva, disturbi della coordinazione motoria come l’atassia, neuropatia periferica e altri sintomi neurologici. Attualmente non esistono cure risolutive per il deficit di proteina D-bifunzionale. La gestione clinica è di tipo sintomatico e mira a migliorare la qualità della vita del paziente. Le terapie si concentrano sul supporto nutrizionale, sulla gestione delle convulsioni e sull’alleviamento dei disturbi neurologici.
